CAD Archivium archivio di esercizi
ISO 286

Tolleranze dimensionali ISO 286: la guida completa

Che cosa sono, come si leggono, come si calcolano e come si scelgono. Il sistema ISO 286 spiegato dalle basi, con cinque esempi svolti passo per passo, le tabelle degli scostamenti, le tolleranze generali ISO 2768 e il quadro normativo.

Pubblicato 2026-08-13 18 min di lettura

Ogni pezzo di un mobile da montare esce da uno stabilimento diverso, spesso da un paese diverso, e quando li metti insieme si incastrano. Non è fortuna: è il risultato di un linguaggio preciso con cui la progettazione dice alla produzione quanto può sbagliare. Quel linguaggio si chiama tolleranza dimensionale.

Il termine viene dal latino tolerare, sopportare. Le tolleranze sono gli scostamenti che siamo disposti ad accettare senza compromettere la funzione del pezzo. Non sono errori: sono scelte progettuali consapevoli, e sono la traduzione di un’esigenza funzionale in un requisito misurabile e verificabile.

Questa guida parte dalle basi, arriva al sistema ISO 286 completo, svolge cinque esempi di calcolo passo per passo e chiude con le norme, i processi di lavorazione e gli errori da non fare.

1. Perché esistono le tolleranze

Il concetto chiave è uno solo: il pezzo esatto non esiste. Variazioni di temperatura, usura degli utensili, vibrazioni della macchina, abilità dell’operatore — tutto introduce scostamenti. Si può soltanto definire un intervallo di accettabilità entro cui la dimensione reale deve cadere perché il pezzo svolga la sua funzione.

Prendi un albero che deve girare dentro un foro. Se il disegno scrive ⌀50 per entrambi e l’officina consegna un albero a 50,004 e un foro a 49,998, l’albero non entra. Nessuno ha sbagliato: entrambi i pezzi sono vicini a 50 quanto è ragionevole chiedere. L’errore è nel disegno, che non ha mai detto da che parte di 50 stava la cosa importante.

Il compromesso è sempre lo stesso. Tolleranze strette danno maggiore precisione ma lavorazioni più costose: macchine più accurate, più passate, controlli più severi, più scarti. Tolleranze larghe danno produzione economica e veloce, ma rischiano di compromettere accoppiamenti e funzionalità. Il buon progettista non chiede la massima precisione possibile, ma la precisione necessaria.

Regola d’oro Il costo non cresce in modo lineare quando stringi: cresce a gradini, e i gradini stanno dove deve cambiare il processo — dalla tornitura alla rettifica, dalla foratura all’alesatura. Stringere di un grado IT non aumenta il costo del dieci per cento: spesso lo raddoppia. Chiediti sempre se quella precisione serva davvero alla funzione.

2. Il vocabolario minimo

TermineChe cos’èEsempio
Dimensione nominaleLa dimensione indicata a disegno⌀50
Dimensione realeQuella misurata sul pezzo finito50,012
Scostamento superioreMassimo ammesso meno nominaleES (fori) / es (alberi)
Scostamento inferioreMinimo ammesso meno nominaleEI (fori) / ei (alberi)
Campo di tolleranzaLa differenza fra i dueIT = ES − EI
Linea dello zeroIl riferimento, cioè il nominale50,000

Una convenzione da imparare subito, perché è universale nel disegno tecnico: maiuscole per i fori, minuscole per gli alberi. Se leggi H7 stai guardando un foro; se leggi h6, un albero.

3. Come si indicano a disegno

3.1 Scostamenti espliciti

Gli scostamenti scritti direttamente accanto alla quota:

IndicazioneSignificato
⌀50 +0,025 / 0da 50,000 a 50,025
80 ±0,1da 79,900 a 80,100
25 +0,2 / −0,1da 24,900 a 25,200

È il metodo più diretto e senza ambiguità, ideale per quote isolate o non riconducibili a un accoppiamento normalizzato. Nota il caso asimmetrico: +0,025/0 significa che il pezzo può crescere ma non deve mai scendere sotto il nominale. Non è una comodità di arrotondamento — di solito vuol dire che lì dentro deve entrare qualcosa.

3.2 Classi di tolleranza ISO

Per le dimensioni di accoppiamento si usa il sistema codificato: ⌀50H7 per un foro, ⌀50g6 per un albero. La lettera indica dove si trova il campo di tolleranza rispetto alla linea dello zero, il numero quanto è largo.

3.3 Tolleranze generali

Applicare uno scostamento a ogni singola quota appesantirebbe il disegno fino a renderlo illeggibile. Per le quote non critiche si richiama una volta sola nel cartiglio la classe generale: Tolleranze generali: ISO 2768-m. Tutte le quote prive di tolleranza esplicita seguono automaticamente quella classe.

Nella pratica quotidiana si usano le classi ISO per gli accoppiamenti funzionali, gli scostamenti espliciti per le quote speciali, e le tolleranze generali per tutto il resto.

4. Il sistema ISO 286

Il sistema è definito dalla ISO 286-1, che stabilisce basi, terminologia e scostamenti, e dalla ISO 286-2, che contiene le tabelle dei valori. Due elementi lo compongono: il grado di tolleranza e la posizione del campo.

4.1 I gradi IT: quanto è largo il campo

Sono diciotto, da IT01 a IT18. Più basso è il numero, più stretta è la tolleranza. Un grado non è un numero fisso di millimetri: si allarga con la dimensione, perché tenere dieci micrometri su un perno da 5 mm e su un alesaggio da 500 mm non sono lo stesso lavoro.

Campo di diametro (mm)IT5IT6IT7IT8IT9IT10IT11IT12
fino a 3461014254060100
oltre 3 ÷ 6581218304875120
oltre 6 ÷ 10691522365890150
oltre 10 ÷ 1881118274370110180
oltre 18 ÷ 3091321335284130210
oltre 30 ÷ 501116253962100160250
oltre 50 ÷ 801319304674120190300
oltre 80 ÷ 1201522355487140220350
oltre 120 ÷ 18018254063100160250400
oltre 180 ÷ 25020294672115185290460
oltre 250 ÷ 31523325281130210320520
oltre 315 ÷ 40025365789140230360570
oltre 400 ÷ 50027406397155250400630

Valori in micrometri: 1 µm = 0,001 mm. I gradi da IT01 a IT4 servono per calibri e strumenti di misura, e non compaiono qui perché non si specificano su un pezzo di meccanica generale; quelli oltre IT12 valgono per lavorazioni grezze e stanno per intero nella ISO 286-2.

L’errore più costoso della materia I campi si leggono «oltre X fino a Y». Quindi ⌀30 appartiene al campo 18÷30, non al campo 30÷50, e ⌀50 appartiene al campo 30÷50, non al 50÷80. Sbagliare campo produce numeri perfettamente plausibili e completamente sbagliati: sono l’unico tipo di errore che nessuno nota in fase di controllo del disegno.

4.2 Le posizioni: dove si trova il campo

Le lettere collocano la fascia di tolleranza rispetto alla linea dello zero.

LettereFori (maiuscole)Alberi (minuscole)Effetto
A ÷ G / a ÷ gsopra lo zerosotto lo zerogioco, da amplissimo a minimo
H / hparte da zero, saleparte da zero, scendeil riferimento dei due sistemi
JS / jsa cavallo, simmetrico (±IT/2)lavorazioni simmetriche
J ÷ N / j ÷ na cavalloa cavalloaccoppiamenti incerti
P ÷ ZC / p ÷ zcsotto lo zerosopra lo zerointerferenza, da leggera a fortissima

Attenzione al fatto che fori e alberi si muovono in direzioni opposte: per un albero le lettere prima della h tolgono materiale e creano gioco, per un foro le lettere prima della H aggiungono spazio e fanno la stessa cosa. È simmetrico, ma la prima volta confonde.

4.3 Gli scostamenti fondamentali

Per ogni posizione la norma dà un solo scostamento, quello dal lato della linea dello zero; l’altro si ricava con il grado IT. Per le lettere da a a h il valore tabulato è lo scostamento superiore es, e l’inferiore si ottiene sottraendo l’IT. Per le lettere da k in poi il valore tabulato è l’inferiore ei, e il superiore si ottiene sommando l’IT.

Campo (mm)d (es)e (es)f (es)g (es)h (es)k (ei)m (ei)n (ei)p (ei)s (ei)
oltre 6 ÷ 10−40−25−13−50+1+6+10+15+23
oltre 10 ÷ 18−50−32−16−60+1+7+12+18+28
oltre 18 ÷ 30−65−40−20−70+2+8+15+22+35
oltre 30 ÷ 50−80−50−25−90+2+9+17+26+43

Valori per alberi, in micrometri. Per i fori valgono gli stessi numeri con il segno invertito e la maiuscola corrispondente, con l’eccezione delle posizioni J, K, M, N ai gradi più fini, per le quali la ISO 286-2 introduce una correzione: quelle vanno lette in tabella e non ricavate a mente. Oltre i 50 mm alcune posizioni suddividono ulteriormente i campi di diametro — a 65 e a 100 mm, per esempio — quindi sopra quella soglia si consulta la norma invece di estrapolare.

4.4 Foro base o albero base

Nel sistema foro base il foro resta fisso in posizione H e l’accoppiamento si cambia spostando l’albero: H7/g6, H7/k6, H7/p6. Nel sistema albero base si fissa l’albero in h e si muove il foro: F8/h7, K7/h6, P7/h6.

Il primo si usa in larghissima maggioranza, e la ragione è economica. Un foro si ottiene con un alesatore o una broccia di una misura precisa, e cambiarne la tolleranza significa comprare un utensile nuovo; un albero si tornisce a qualsiasi diametro con l’utensile che hai già. Il sistema albero base ha senso quando lo stesso albero passante deve accoppiarsi con più fori diversi: allora conviene tenere fermo lui e muovere i fori.

5. I tre tipi di accoppiamento

Accoppiando un foro e un albero si ottiene una di tre situazioni.

AccoppiamentoTipoApplicazioneMontaggio
H11/c11gioco molto ampiocarpenteria, macchine agricolea mano
H9/d9gioco ampiosnodi, accoppiamenti lentia mano
H8/f7gioco per rotazionebronzine, alberi lentia mano
H7/g6scorrimento precisoguide, pistoni, cilindria mano
H7/h6gioco minimocentratura smontabilea mano
H7/js6incertosmontaggio frequentea mano o mazzuolo
H7/k6incertosedi cuscinetti, pernimazzuolo
H7/n6interferenza leggeraposizionamento fissomazzuolo o pressa
H7/p6interferenza mediaperni, boccolepressa
H7/s6interferenza fortecalettamentipressa o a caldo
H7/u6interferenza fortissimacorone dentate, volania caldo

6. Cinque esempi svolti

Esempio 1 — Accoppiamento con gioco: ⌀50 H7/g6

Un pistone che scorre in un cilindro: serve gioco sufficiente per il film d’olio. Diametro 50, quindi campo oltre 30 fino a 50.

  1. Foro H7. Dalla tabella IT7 = 25 µm. La posizione H impone EI = 0, quindi ES = +0,025 mm. Foro da 50,000 a 50,025 mm.
  2. Albero g6. IT6 = 16 µm; la posizione g dà es = −9 µm, quindi ei = −9 − 16 = −25 µm. Albero da 49,975 a 49,991 mm.
  3. Gioco minimo = foro minimo − albero massimo = 50,000 − 49,991 = 0,009 mm.
    Gioco massimo = foro massimo − albero minimo = 50,025 − 49,975 = 0,050 mm.

Il gioco resta sempre positivo, fra nove e cinquanta micrometri: ogni pezzo costruito su quel disegno scorre, nessuno si blocca e nessuno balla.

Esempio 2 — Accoppiamento incerto: ⌀25 H7/k6

Una sede per cuscinetto: centratura precisa, ma smontabile. Diametro 25, campo oltre 18 fino a 30.

  1. Foro H7. IT7 = 21 µm, EI = 0, ES = +0,021 mm. Foro da 25,000 a 25,021 mm.
  2. Albero k6. IT6 = 13 µm; k dà ei = +2 µm, quindi es = +2 + 13 = +15 µm. Albero da 25,002 a 25,015 mm.
  3. Caso peggiore da una parte: foro al minimo e albero al massimo, interferenza di 0,015 mm.
    Caso peggiore dall’altra: foro al massimo e albero al minimo, gioco di 0,019 mm.

Non sai in anticipo quale delle due otterrai: per questo si chiama incerto. Il cuscinetto sarà centrato bene e si smonterà con un estrattore.

Esempio 3 — Accoppiamento con interferenza: ⌀40 H7/s6

Il calettamento di una corona dentata su un albero: unione permanente. Diametro 40, campo oltre 30 fino a 50.

  1. Foro H7. IT7 = 25 µm. Foro da 40,000 a 40,025 mm.
  2. Albero s6. IT6 = 16 µm; s dà ei = +43 µm, quindi es = +43 + 16 = +59 µm. Albero da 40,043 a 40,059 mm.
  3. Interferenza minima = albero minimo − foro massimo = 40,043 − 40,025 = 0,018 mm.
    Interferenza massima = albero massimo − foro minimo = 40,059 − 40,000 = 0,059 mm.

L’albero è sempre più grande del foro: serve una pressa, oppure si scalda la corona per dilatarla, la si infila e la si lascia raffreddare. Attenzione all’ordine dei termini: l’interferenza minima nasce dalla combinazione più favorevole al montaggio — albero piccolo in foro grande — e non dal numero più grande in valore assoluto.

Esempio 4 — Scostamenti espliciti: 65 +0,04 / −0,02

Una quota funzionale non standard, per esempio una battuta.

  1. Dimensione massima = 65 + 0,04 = 65,04 mm; minima = 65 − 0,02 = 64,98 mm.
  2. Campo di tolleranza = ES − EI = 0,04 − (−0,02) = 0,06 mm, cioè 60 µm.

Nel campo 50÷80 quel valore sta fra IT8 (46 µm) e IT9 (74 µm), quindi la quota è meno stretta di un IT8 e più stretta di un IT9. È una lavorazione da tornio senza difficoltà particolari.

Esempio 5 — Sistema albero base: ⌀30 F8/h7

Lo stesso albero passante che deve accoppiarsi con più fori diversi. Diametro 30: attenzione, sta nel campo oltre 18 fino a 30.

  1. Albero h7. IT7 = 21 µm; h dà es = 0, quindi ei = −0,021 mm. Albero da 29,979 a 30,000 mm.
  2. Foro F8. IT8 = 33 µm; la posizione F dà EI = +20 µm, quindi ES = +20 + 33 = +53 µm. Foro da 30,020 a 30,053 mm.
  3. Gioco minimo = 30,020 − 30,000 = 0,020 mm.
    Gioco massimo = 30,053 − 29,979 = 0,074 mm.

L’albero è il riferimento e il foro garantisce il gioco. Per accoppiare lo stesso albero con un altro elemento basta cambiare la posizione del foro: G8, H8, e così via.

7. Le tolleranze generali ISO 2768

Per le quote non critiche la ISO 2768-1 definisce quattro classi di precisione, richiamate una volta sola nel cartiglio.

7.1 Dimensioni lineari

Campo (mm)f (fine)m (media)c (grossolana)v (molto grossolana)
0,5 ÷ 3±0,05±0,1±0,2
oltre 3 ÷ 6±0,05±0,1±0,3±0,5
oltre 6 ÷ 30±0,1±0,2±0,5±1
oltre 30 ÷ 120±0,15±0,3±0,8±1,5
oltre 120 ÷ 400±0,2±0,5±1,2±2,5
oltre 400 ÷ 1000±0,3±0,8±2±4
oltre 1000 ÷ 2000±0,5±1,2±3±6

7.2 Dimensioni angolari

Lato minore (mm)fmcv
fino a 10±1°±1°±1°30′±3°
oltre 10 ÷ 50±30′±30′±1°±2°
oltre 50 ÷ 120±20′±20′±30′±1°
oltre 120 ÷ 400±10′±10′±15′±30′
oltre 400±5′±5′±10′±20′

7.3 Tolleranze geometriche generali

La ISO 2768-2 copre la geometria con le classi H, K, L. Rettilineità e planarità dipendono dalla lunghezza dell’elemento, non sono un valore unico:

Lunghezza nominale (mm)HKL
fino a 100,020,050,1
oltre 10 ÷ 300,050,10,2
oltre 30 ÷ 1000,10,20,4
oltre 100 ÷ 3000,20,40,8
oltre 300 ÷ 10000,30,61,2

Anche perpendicolarità e simmetria dipendono dalla lunghezza del lato; l’oscillazione circolare invece è un valore unico per classe: 0,1 per H, 0,2 per K, 0,5 per L.

Due cose che i riassunti sbagliano quasi sempre La circolarità generale non ha una tabella propria: è pari alla tolleranza dimensionale del diametro, e non può comunque superare il valore dell’oscillazione circolare. La cilindricità generale non è definita dalla ISO 2768-2: risulta dalla combinazione di circolarità, rettilineità e parallelismo delle generatrici. Se in una tabella trovi un valore di cilindricità attribuito a questa norma, quella tabella è sbagliata.

Uso pratico delle classi: f per la meccanica di precisione, m per la meccanica generale — è la scelta giusta nella grande maggioranza dei casi — c per carpenteria e lamiere, v per grezzi e fusioni in sabbia. Un disegno che porta ISO 2768-mK ha coperto lineari e geometriche in sei caratteri.

Letto al contrario, questo è l’insegnamento vero della norma: se una quota porta una tolleranza propria, è perché da lei dipende qualcosa. Un disegno in cui ogni quota è tollerata individualmente è il disegno di qualcuno che non aveva deciso che cosa contasse.

8. Il quadro normativo

NormaOggettoChe cosa ci trovi
ISO 286-1Sistema di tolleranze e accoppiamentiBasi, terminologia, gradi IT, posizioni
ISO 286-2Tabelle degli scostamentiValori per fori e alberi fino a IT18
ISO 2768-1Tolleranze generali dimensionaliClassi f, m, c, v — lineari e angolari
ISO 2768-2Tolleranze generali geometricheClassi H, K, L
ISO 1101Tolleranze geometricheForma, orientamento, posizione, oscillazione
ISO 8015Principi fondamentali GPSPrincipio di indipendenza
ISO 14405-1Definizione di dimensioneSimbolo Ⓔ, criteri di misura
ISO 129-1QuotaturaRegole di indicazione a disegno
ASME Y14.5Quotatura e tolleranze (USA)Rule #1, GD&T americano

In Italia queste norme sono recepite come UNI EN ISO con lo stesso numero: UNI EN ISO 286-1 e ISO 286-1 sono lo stesso testo.

ISO contro ASME: una differenza che cambia il pezzo Nel sistema ISO vale per difetto il principio di indipendenza: dimensione e geometria sono requisiti separati, e un albero può essere dentro tolleranza dimensionale ed essere storto. Nel sistema ASME vale per difetto la regola dell’inviluppo (Rule #1): la forma è automaticamente controllata dalla dimensione al massimo materiale. Lo stesso disegno, letto con la norma sbagliata, descrive due pezzi diversi. Nel sistema ISO l’inviluppo si può richiedere esplicitamente con il simbolo Ⓔ.

9. Che precisione dà ogni lavorazione

Ogni processo raggiunge un intervallo caratteristico di gradi IT. Conoscerlo è l’unico modo per specificare tolleranze realistiche.

LavorazioneGradi ITApplicazioni tipiche
Rettifica, lappatura, honingIT4 ÷ IT6alberi di precisione, sedi cuscinetti, calibri
Alesatura di precisioneIT6 ÷ IT7fori per cuscinetti, cilindri idraulici
Tornitura fine, fresatura CNCIT7 ÷ IT8alberi, flange, particolari di precisione
Tornitura ordinariaIT8 ÷ IT9perni, viti, particolari generali
Fresatura ordinaria, foratura con alesatoreIT9 ÷ IT11fori per viti, quote di ingombro
Foratura sempliceIT11 ÷ IT12fori passanti non funzionali
Taglio laser, plasma, ossitaglioIT12 ÷ IT14sagomatura lamiere, profili
Piegatura, imbutitura, stampaggioIT13 ÷ IT16lavorazioni lamiera, carpenteria
Fusione in conchiglia, pressofusioneIT12 ÷ IT14serie elevate, forme complesse
Fusione in sabbiaIT14 ÷ IT16grezzi, corpi macchina

Da qui viene la domanda che conviene farsi prima di scrivere una tolleranza: quale processo userà l’officina? Chiedere IT5 su un pezzo fuso in sabbia significa chiedere l’impossibile; scrivere IT12 su un albero di precisione significa aver sprecato la rettifica che verrà comunque fatta dopo.

10. Errori comuni

La regola del dieci per cento Lo strumento di misura dovrebbe avere un’incertezza pari a circa un decimo della tolleranza da verificare. Per una tolleranza di 0,02 mm serve uno strumento con incertezza intorno a 0,002 mm: micrometro o comparatore millesimale, non un calibro a corsoio. Per IT8÷IT9 bastano micrometro e calibro di precisione; per IT10÷IT11 il calibro standard è sufficiente.

11. In sintesi

Le tolleranze somigliano alle regole del traffico: sembrano limitare la libertà, e invece la rendono possibile. Senza, ogni pezzo andrebbe per conto proprio e nessun assieme starebbe in piedi.

12. Metterlo su una tavola

Leggerne porta fino a un certo punto. Prendi una tavola dell’archivio con un albero e una sede, decidi tu quali quote sono funzionali, scegli gli accoppiamenti per quelle e una classe generale per tutto il resto, e scrivilo sul disegno. Poi cambia idea su un accoppiamento e guarda fin dove arrivano le conseguenze.

È l’ultimo passaggio quello che insegna. Una tolleranza non è mai una proprietà di un singolo elemento: è un’affermazione su una relazione, ed è nelle relazioni che i disegni diventano interessanti.

Il prossimo articolo della serie affronterà le tolleranze geometriche secondo la ISO 1101: quando la sola dimensione non basta a descrivere la funzione di un pezzo.

Vai all’archivio Tutti gli articoli